domenica 10 giugno 2012

Quando ero vivo.

Ieri ho fatto un sogno molto particolare.
Appena chiusi gli occhi mi sono ritrovato in chiesa.
Una cerimonia funeraria, vedevo tutti i miei parenti e i miei amici, io ero invisibile agli occhi dei vivi, mi avvicinai alla bara, scoperchiata, e vidi me stesso.
Il mio corpo giaceva,sereno, sulla bara, il mio viso candido e pallido era particolare, le palpebre rilassate, gli angoli della bocca incarnati in un sorriso naturalissimo, quasi incredibile.
Le mie braccia strette al petto, come se volessi proteggere il mio cuore, ormai inutile.
Mia madre piangeva, come da programma, e gli altri ospiti stavano con il mento basso, chiusi in un elegante vestito nero.
Alcuni miei amici se ne stavano in disparte, seccati e strani.
Io non avevo paura, anzi mi sentivo a mio agio, forse perché ormai ero già morto e non poteva accadermi nulla di peggio.
Vidi la vita dopo di me, cosa accadrebbe se io morissi, vidi ragazzi che mi paragonavano a un santo, ma che quando ero vivo mi odiavano, vidi chi mi lodava, ma che quando ero vivo mi sfotteva, vidi chi neanche mi conosceva descrivermi dettagliatamente, forse anche  meglio di come io potrei.
Adesso sanno tutti il mio nome, tutti mi vogliono in vita, ma io tutto questo amore non l' ho mai sentito, quando soffrivo, quando ero vivo.
Mi sentii come se fossi Marco Simoncelli, il motociclista che morì in un incidente in pista, era un buon pilota, non il migliore, e dopo la sua morte, tutti lo conoscevano, tutti lo stimavano, tutti con la sua foto, tutti dispiaciuti, anche chi non seguiva le competizioni del Moto GP.
Uguale io, e dopo un po mi dimenticarono.
Come sabbia portata via dal vento.
Ipocrisia, tanta, tantissima.
Vidi poche perso, quelle a me più care e intime, piangere lacrime sincere.
Vidi le testate sui giornali parlare di me.
Poi il sogno si trasformò, mutò completamente, come un bruco diventa farfalla, il mio tranquillo sogno diventò incubo.
Mi svegliai affannante al completo buio, intrappolato, sentii solo un rumore, ritmico, pesante, come se qualcuno stesse bussando a una porta ormai chiusa per sempre.

TUMP TUMP TUMP TUMP

Era la terra che cadeva sul coperchio della bara.

TUMP TUMP TUMP TUMP

Pian piano il rumore mi apriva la testa, e si infilava sempre di più nel mio cervello, come se volesse colmarlo.
Affannavo e sudavo come un animale, conscio della fine imminente, impotente nella sua umanità, incapace nel suo essere.

TUMP TUMP TUMP TUMP

Era finita ormai.
Darko.


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