martedì 8 ottobre 2013

Torno - Lunedì - Estate

Hola.
Mi sento una merda.
Ho abbandonato per ben 4 mesi e mezzo questo blog, e mi sento davvero in colpa.
Ma ci sono stati tanti "problemi", quindi credo di avere una mezza scusa.
O forse no.

Oggi comunque è Lunedì (pur essendo l' 1.25 am io di martedì io lo considero lunedì, perchè ancora a letto non sono andata, quindi finchè non mi addormento, lunedì non è finito), primo giorno della settimana, giorno in cui si ricomincia la routine quotidiana.
E con la routine, io ricomincio anche a scrivere qui.

Durante quest'estate sono successe un bel po' di cosette, quindi vi tengo aggiornati su quelle più importanti (ma a chi? Non lo legge nessuno sto blog, vabbè).
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L'amore è quel sentimento che ti da tutto, e ti rende felice, e ti brucia l'anima per fonderla all'anima del tuo amato; e quando lui se ne va ti ruba anche la tua, di anima, e tu rimani senza.

Ebbene sì, ci siamo lasciati. Questioni personali, okey, ma era solo un'info, niente di più.

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In compenso, il mio migliore amico ed io abbiamo finalmente fatto pace, e sono la persona più felice del mondo, perchè... perchè sì, lo adoro, e senza di lui è stato un anno infernale.
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Darko ha lasciato il blog. Non ho idea del motivo per cui l'abbia fatto; ormai non mi parla da settimane, non so il perchè, non ho fatto nulla di male, e ho appunto scoperto da poco che ha mollato qua.
Appena lo vedo chiedo spiegazioni, non può lasciarmi così senza nemmeno avvisarmi.
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Ho realizzato uno dei miei progetti estivi: un viaggio all'estero.
Mia madre è stata fortunatissima. Un venerdì ha trovato un articolo sul giornale locale che parlava di un progetto chiamato Pastiche Youth. Incuriosita, porta il giornale a casa e me lo fa leggere. Appena capisco di cosa si tratta corriamo a fare la domanda in comune: sono la prima ad averla fatta. Oltretutto il bando sarebbe scaduto il lunedì successivo, non c'è più tempo ormai, e i posti sono solo quattro. La tipa del comune mi suggerisce di far presentare la domanda anche ad una mia amica, per partire insieme, insomma, perciò decido di chiamare Federica. Super entusiasta, anche lei fa subito la domanda.
Tempo qualche giorno, e veniamo contattate via mail da una ragazza responsabile di questo progetto: siamo state scelte insieme alle gemelle Beatrice e Carlotta per partecipare, e con noi verranno altre tre ragazze di Serramanna che ancora non conosciamo: Claudia, Melania e Alice. Saremmo poi accompagnate da due leader, Rosangela e Matteo.
Gli ultimi giorni prima della partenza volano via, tra un acquisto e l'altro; io e mamma siamo impegnatissime per finire gli ultimi dettagli, lei super agitata, io super eccitata.
Arriva il fatidico giorno, ci avviamo in aeroporto, il volo è abbastanza presto. Salutiamo le famiglie: si parte.
Incontriamo le ragazze che condivideranno quest'esperienza con noi: sembrano simpatiche. In seguito non sarà solo un'apparenza, perchè simpatiche lo sono davvero.
Siamo in aeroporto, check in, e tutta la solita routine prima di salire sull'aereo; una volta a bordo, scegliamo i posti: io mi siedo vicino a Bea, Federica vicino a Carlotta, non siamo tanto distanti.
Durante il viaggio ho fatto amicizia con Beatrice, prima d'ora non ci parlavo per niente, ci conoscevamo già ma non avevamo nessun tipo di rapporto se non quello di un saluto per la strada. Da quel momento ho scoperto B: sono lei e la sua simpatia, è una ragazza splendida, sempre solare (apparte quando si arrabbia con Carlotta!), molto matura, con senso dell'umorismo, di compagnia, ha stile nel vestire, e ha un fascino particolare. E' una di quelle persone che appena le vedi dici/pensi: "Cavolo, voglio che lei diventi la mia migliore amica. Subito!" Il tempo passa veloce con lei, e con lo Steward italiano che ci racconta le sue avventure; guardo fuori dal finestrino... Siamo arrivati.
"Welcome to London Luton Airport!" Guardo Bea e sorrido, quasi mi metto a piangere. Siamo arrivate a Londra, e tra poco ha inizio la nostra avventura.

Prendiamo un bus che ci porta all'aeroporto di Birmingham, dove troviamo Chris, il responsabile del camp, che ci aspetta col suo furgoncino. Carichiamo le valigie e, stanchissimi, ci lasciamo portare al Camp dove trascorreremo 10 giorni delle nostre preziose vacanze estive.
Arrivati al camp, vediamo dei tendoni, e l'idea che subito balza in mente a tutti è "Dormiremo seriamente là dentro?!!". Ebbene sì. Lo faremo.
Scarichiamo le valigie, e respiriamo la fresca aria inglese. Alla recinzione ci aspetta Ben, l'altro responsabile, che sol suo sorrisone ci saluta, si presenta e ci augura una buona permanenza.
Nella main tent troviamo tantissimi ragazzi. Siamo tra gli ultimi ad arrivare, e dobbiamo ancora andare a registrarci. Ci avviciniamo così, sotto gli occhi di tutti, a Leanne, che ci chiede Nome, Cognome e altri dati personali; finito lo pseudo interrogatorio, ci assegna una tenda: io sono con Federica, mentre Carlotta e Beatrice stanno insieme, a una tenda di distanza da noi.
Portiamo le nostre cose in tenda, e torniamo nella main tent. Ci sentiamo in soggezione, gli occhi Spagnoli, Maltesi, Polacchi, Inglesi, Macedoni e Rumeni continuano a fissarci, e decidiamo così di sederci e aspettare che qualcuno più coraggioso di noi si avvicini a parlarci. Arrivano gli Spagnoli, si presentano: "Hola, my name is..." Salva, Jose, Jose Manuel e Josue. Iniziamo a parlare con loro, Salva è molto carino e gentile, è molto simpatico e socievole; lo stesso vale per Jose, con lui inizio a parlare di musica, gli piace il rock e il metal, e adora i SOAD, come dimostra la sua maglietta. Jose Manuel e Josue sono molto timidi, perciò si allontanano.
Dopo un po' decidiamo di sederci affianco ai ragazzi inglesi: Calum è il ragazzo che mi colpisce di più, ha degli occhi color ghiaccio, sono bellissimi, una pelle marmorea che contrasta con i suoi capelli neri. Ci chiedono se vogliamo giocare a carte. Le altre accettano, io rimango impassibile: dico che non so giocare a carte, e tutti mi guardano come fossi un'aliena.
Passa il tempo e arriva l'ora di cena. Prendiamo i nostri piatti e bicchieri e andiamo a cercare un tavolo, ma sono tutti occupati. Solo uno è mezzo libero, e due ragazzi Maltesi ci fanno cenno di sederci con loro. Sono Andrea e Dillon, sono simpatici e durante tutta la cena parliamo con loro, o almeno cerchiamo di capire cosa dicono, dato che il loro accento è stranissimo.
Dopo la cena, laviamo piatti e posate e io e Fede andiamo in tenda a sistemare il nostro letto. Sono tutti letti a castello, ma io avendo le vertigini, decido di dormire giù, e affianco a me si mette Federica. Ero un po' spaventata all'idea di dormire in una tenda, lì al buio, con qualunque persona che sarebbe potuta entrare e squarciarmi viva. Ma lo feci, non avevo altra scelta. Ci prepariamo per andare a dormire, con due felpe, e due maglioni, i leggins e il pigiama perchè fa troppo ma troppo freddo, e dormiamo in un sacco a pelo, perciò è meglio coprirsi. Essendo stanche, andiamo a dormire presto, e la notte sembra non essere nemmeno iniziata.
Ci svegliamo, e andiamo a far colazione con tutti gli altri. E' una cosa bellissima ritrovarsi tutti così. Alla luce del sole, quello che poteva esserci in Inghilterra, tutti sembrano più socievoli e propensi a scambiare due parole. Tutti sorridono, salutano, fanno cenno di sedersi con loro.

Alla fine della giornata dobbiamo scegliere quale Workshop intraprendere; le scelte sono Drama, Art, Dance o Music Workshop.
Io inizialmente scelgo Danza, ma alla fine opto per Musica, che è comunque la cosa che mi riesce meglio.

I giorni seguenti passano velocissimi, tra una chiacchierata sull'erba, la serata culturale, in cui tutti i paesi preparano degli assaggi dei cibi tipici, una pseudo discoteca improvvisata nella main tent e nella sala accanto ai bagni, i giochi del pomeriggio, le passeggiate al lago di Earlswood, il falò coi marshmallow, la serata con l'alcool, la giornata al Bull Ring (centro commerciale enorme di Birmingham), le partite a basket e le cadute sullo skate, le prove dei workshop, le nottate passate in bianco con Carlotta, Sangie e Calum nella tenda del Music Workshop a insultarci e dire stronzate; passano senza neanche farsi sentire.
Alla fine del corso dei Workshop, facciamo l'esibizione finale.
Il Drama consiste in un drama, appunto, su una vicenda razzista ( PY : Drama ) ; l'Art ha preparato delle simpatiche borse decorate ( PY: Art ) ; il Dance ha preparato una sorta di Musical divertentissimo senza nessuno che cantasse, ovviamente ( PY : Dance ) ; infine il Music ha preparato una sorta di Musical, senza balletti e roba varia ahahah ( PY : Music ) .
E' stata una bella condivisione di lavori, perchè tutti ci abbiamo messo il cuore in ciò che abbiamo fatto, e per questo tutti i lavori sono riusciti benissimo.

Arriva il fatidico, ultimo giorno. Siamo rimasti pochissimi al campo, tutti sono in giro per Birmingham, ma io e Calum non ce la sentiamo, perciò rimaniamo qui.
I polacchi partono per primi stamattina. Li salutiamo, inizia la tristezza, sapendo che noi italiani siamo i prossimi.
Io e Cal passiamo tutta la giornata assieme, cercando di rifare la valigia, tra un abbraccio e un pianto, e ci impieghiamo roba di quattro o cinque ore per finire.
Rebekah ci porta il pranzo verso le 4pm, non avendoci visto a pranzo: qualche fetta di pizza e dell'acqua. Mangiamo tutto in silenzio, le lacrime scorrono ancora, scorrono già.
So che non voglio lasciare tutto questo.
Ma devo, perchè non è qui che vivo, anche se vorrei tanto fosse questo il mio posto.

La sera, quando tutti gli altri ritornano, quasi nessuno mangia nella main tent; sono tutti tristi per la partenza.
Arriva... Eccoci qua. E' arrivata l'ora di andare. Tutti i ragazzi si schierano di fronte alla main tent, sono pronti a salutarci, o almeno... così ci vogliono far credere.
Io non riesco proprio ad uscire dalla mia tenda, Cal mi guarda e cerca di sorridermi, sapendo che questa partenza sarà dolorosa.
Devo uscire, ma le lacrime mi impediscono di vedere bene dove vado, perciò mi aiuta, prende la mia valigia. Nel mentre entra Rares che mi abbraccia, e prende l'altro mio borsone per portarlo fuori.
Aiuto. Sono in panico, tutti si avvicinano per salutarmi, e io saluto tutti, chi più e chi meno, ma tutti. Abbraccio coloro con cui ho legato di più. La maggior parte di loro piange. Proprio come me.
Si sa che quando si va all'estero, gli italiani fanno un certo scalpore, per chissà quale motivo.
Bene, io non lo sapevo, ma appena ho visto i ragazzi con cui abbiamo legato di più accompagnarci al bus... beh, l'ho scoperto. Un secondo giro di abbracci, e un terzo, e per qualcuno anche il quarto.
Lascio Cal per ultimo, perchè lui è proprio l'ultimo che voglio lasciar andare. Salva è tristissimo, Dillon piange, Rares non ne parliamo. Calum è invece impassibile, sembra quasi senza sentimenti.
"C mon guys, it's getting late here!" Chris urla come suo solito, siamo in ritardo, dobbiamo andare all'aeroporto.
Arriva il momento di salutare Cal. Ci stringiamo in un abbraccio, e per quei minuti esistiamo solo noi. Fanculo gli altri, fanculo il ritardo, fanculo l'aereo, fanculo Chris, fanculo l'Italia.
Siamo così uniti, io e lui. Ma Chris si sta spazientendo, e gli altri sono già sul furgone. Sciolgo l'abbraccio, lo guardo negli occhi per qualche secondo, e gli schiocco un bacio sulle labbra. Salto sul minivan, chiudo le porte.
"Calum is crying! He's crying!!" guardo dal finestrino, ed è vero... La tristezza mi assale, ed è mista a disperazione. E' una persona fantastica e la sto lasciando qui.

Chris mette in moto, fa inversione e attraversa il cancello per andar via, il tutto accompagnato dai  nostri amici che sventolano in aria le loro mani per salutarci, o farci dei cuori, o dei gestacci, ma è tutto pieno d'affetto. Un affetto strano, che non si può descrivere. E' come se fossimo tutti fratelli o sorelle. Non esiste amicizia più vera.
Continuo a piangere mentre gli altri italiani mi guardano, con una perla di sconforto nei loro occhi. Sanno cosa sto lasciando in quel posto. Sanno quanto male mi stia facendo.
Realizzo, guardando fuori dal finestrino, che quest'esperienza è giunta al termine, che siamo riusciti a condividere con dei ragazzi che nemmeno conoscevamo, tutti questi nostri 10 giorni. Siamo stati tutti uniti, senza distinzioni di nazionalità, colori, lingue, accenti, culture, comportamenti e tradizioni.

E' stata un'esperienza magnifica, che rifarei all'istante, e non mi pento niente di ciò che ho fatto, ed ora che sono a casa e piango mentre scrivo queste righe, mi accorgo di quanto questo viaggio, ma soprattutto queste persone, mi abbiano toccato nel profondo del cuore. Persone così è difficile trovarle, ti capita l'occasione solamente una volta nella vita, perchè il treno passa solamente quella volta, poi non passa più, e devi attaccarti al cazzo.
E io son stata capace di salirci, su quel treno. Ma anche su quell'aereo, e sul minivan di Chris, e sono entrata in quelle tende, e i ragazzi sono entrati dentro di me, insieme a tutto il viaggio e l'esperienza.


Sono delle persone fantastiche, e le sto lasciando, qui.
Qui.
Ora su questo blog. E sul mio cuore.
Vi adoro, dal primo all'ultimo.
Federica.
Carlotta.
Beatrice.
Matteo.
Alice.
Melania.
Claudia.
Salva.
Jose.
Josue.
Jose Manuel.
Marina.
Owen.
Abigail.
Kimberley.
Magda.
Sangie.
Dillon.
Rares.
Васко.
Daniel.
Teodora.
Marcelina.
Caroline.
Szymon.
Jordan.
Leanne.
Alex.
Andrea.
Toto.
Tamara.
Elena.
Konstantin.
Gaynor.
Toma.
Kim.
Mario.
Marta.
Yonela.
Rhys.
Miriam.
Rebekah.
Aida.
Igor.
Elena.
Bartoz.
Jovana.
Filip.

Sicuro ne ho dimenticato qualcuno. Tanto non leggeranno mai MUAHAHAHAH.
Basta.
Li adoro, non c'è niente da fare.

Grazie.

Turunen.


foto non mia. Questa era la serata in cui Carey Murdock (cantautore americano) ha fatto una serata da noi. E' stata una bella serata, io ho fatto amicizia col cantante AHAHAHAHAH 
Scherzi a parte, lui è davvero bravo, e io, Abi e Gayna ne eravamo innamorate. Okey.



venerdì 31 maggio 2013

Esperienze.

Tutto ha una fine. Ne sono consapevole. Ma purtroppo il mio cuore no, ed ogni volta che qualcosa giunge al termine, le lacrime sorgono come pioggia in una giornata nuvolosa.
In quest'ultima settimana, ho avuto la fortuna di stare su un set cinematografico per la realizzazione di un cortometraggio per far delle foto del backstage.
E' stata un'esperienza interessantissima, mi sono divertita molto, e ho imparato che dietro un film anche corto o banale, c'è dietro il lavoro pazzesco di tantissime persone che si impegnano mattina e sera per realizzare tutto al meglio.
Oltre ad essere stata un'esperienza interessante, mi ha anche permesso di conoscere delle persone simpatiche, amichevoli, e molto molto divertenti. Ognuno ha una propria caratteristica che lo rende unico, nella sua persona.
Devo davvero dire grazie a tutti, anche se non leggeranno questo post.
Grazie a Stefano, l'aiuto regista, che mi ha permesso di star sul set e mi ha sempre fatto divertire con le sue battute.
Grazie a Corrado, il direttore della fotografia, perchè anche lui mi ha fatto divertire con le sue battute.
Grazie a Gianni, il regista di questo corto, che è stato gentilissimo con me, e mi ha fatto sempre divertire.
Grazie a Nadia, la segretaria di edizione, per le chiaccherate nei momenti morti, e per la sua simpatia.
Grazie a Ciprian, l'assistente operatore, che voleva scambiare la sua videocamera per la mia reflex.
Grazie a Francesca, la scenografa, per la sua simpatia e per le sue battute (e anche per il Chinotto che mi stava offrendo il primo giorno ahahahah).
Grazie a Erica, la make-up artist, per la sua simpatia e disponibilità e per le sue mini lezioni di fotografia.
Grazie a Franco, il costumista, perchè, anche se faceva il finto antipatico, so che un po' gli sto simpatica.
Grazie a Flavio, il data manager, perchè è stato molto gentile con me e mi ha levato un po' di vergogna iniziale, chiaccherando di fotografia e stronzate varie.
Grazie a Francesco, il microfonista, perchè con la sua dose di cazzate e facce idiote quotidiane mi ha illuminato le giornate.
Grazie a Vinicio, l'assistente elettricista, per le chiaccherate sulle reflex e le risate fatte assieme.
Grazie a Giulio, il capo elettricista, per le risate che le sue stronzate mi hanno portato a fare.
Grazie a Simone, il macchinista, per i consigli che mi ha dato sul lavoro.

Manca ancora qualcuno, ma degli altri non so i nomi, quindi chiedo perdono.
Anyway, sono tutti speciali.
Ognuno di loro mi ha lasciato un'impronta di riconoscimento nel cuore, seppur son passati solo sei giorni.
Purtroppo non ho altre parole per descrivervi e per descrivere ciò che mi avete lasciato in questa settimana.
Spero di incontrarvi di nuovo, e presto. Siete davvero una grandissima troupe.
Quando penserò a voi, mi scenderà sicuramente una lacrima felice, perchè è stata un'esperienza felice, ma con un retrogusto amaro, perchè in fondo, chi lo sa se ci rivedremo ancora?

Mi mancherete.

Vi adoro tutti.

Turunen.

giovedì 25 aprile 2013

Alcool.

E' assurdo come l'alcool abbia il potere di manipolare le emozioni di qualunque persona lo beva. Riesce praticamente a far diventare triste o felice una persona nel giro di qualche sorso. Ma tutto poi dipende dallo stato d'animo che precede la bevuta.
Se sei felice, allora l'alcool ti aiuta ad esserlo ancora di più, ridi, ridi, fai stronzate, dici battute a non finire, ridi, e ridi ancora. Amplifica la tua felicità.
Ma se sei triste, depresso o preoccupato, le tue tristezze, depressioni o preoccupazioni si moltiplicano per mille, si fanno sentire ancora di più, con l'alcool.
E' così brutto, ci si sente a terra, come se nessuno possa capirti; con un capogiro se ti volti a destra, e un altro capogiro se ti volti a sinistra; con il bicchiere ancora in mano, mezzo pieno, o in questo caso mezzo vuoto, perchè sei pessimista e allora non lo vedi mai pieno, questo dannato bicchiere; vorresti sparire, sotterrarti, morire, perchè tanto le preoccupazioni (e l'alcool) si sono impossessati di te, insieme alle paranoie, alle paure, alle debolezze, e ai problemi.
Tutto con l'alcool si appesantisce, sembra essere più grande.
Allora ti sdrai nel letto, quando tutti sono ancora nella sala a bere, bere e bere ancora, e la testa sembra girare di meno, i problemi si accavallano ma tu sei in grado di domarli, prenderli uno per uno e analizzarli per tempo. Prima uno, poi l'altro, poi l'altro ancora. Ah, sono finiti finalmente.
Quindi ti alzi, contento di aver pensato ai tuoi problemi, e forse di aver trovato una soluzione. Torni nella sala con tutti gli altri, e all'improvviso ti rendi conto d'esser solo. Incredibilmente solo. I problemi sono tornati grandi quanto prima per farti compagnia, le preoccupazioni non vogliono andarsene dalla testa; hai ancora il bicchiere in mano, ora è vuoto, completamente.
Non bisogna mai sentirsi soli. Quindi continui a riempire il bicchiere, incontri le paranoie e i problemi, ti sdrai, pensi, torni su e bevi ancora; ecco ora le debolezze e le ansie, insieme alle paure. Ti sdrai, rifletti, ti rialzi, e bevi ancora........

Turunen.



PS: La foto non è mia, l'ho trovata su WeHeartIt. La trovavo bella, e significativa, e mi ha fatto arrivare a scrivere questo post. 

giovedì 18 aprile 2013

Troppo in tutto.

Sono una ragazza troppo orgogliosa. Troppo gelosa. Troppo acida. Troppo negativa. Troppo robusta. Troppo impegnata. Con troppi hobby. Con troppe passioni. Con troppi sogni. Con troppi pochi soldi per realizzare i suoi sogni. Troppo maschiaccio. Troppo pigra. Troppo pignola. Troppo lenta o troppo veloce, a seconda dei casi. Troppo passionale. Troppo sensibile. Troppo emozionabile. Troppo comprensiva. Troppo sopportatrice. Troppo amante. Troppo amante del dolore. Troppo autolesionista. Troppo modesta. Troppo sottovalutata. Troppo usata. Troppo bambola. Troppo oggetto. Troppo stonata. Troppo bassa. Troppo bionda. Troppo hipster. Troppo vintage. Troppo bimbaminchia. Troppo montata. Troppo convinta. Troppo altezzosa. Troppo umile. Troppo fotografa fallita. Troppo quindicenne, sedicenne, e ora finalmente diciassettenne fotogenica. Troppo amichevole. Troppo sola. Troppo poco simpatica. Troppo scura. Troppo chiara. Troppo Chiara. Troppo. Troppo. TROPPO.


Sono troppo per tutto. Troppo in tutto.
Sono troppo ma mai nessuno.



Turunen.

Sorry...

Eccomi di nuovo, sono ancora io, Turunen, che torno a scrivere qui, pur non avendo argomenti, dopo questo periodo in cui ho abbandonato completamente questo povero blog che proprio non se lo meritava.
Non so perchè, ma avevo un blocco, il cosiddetto "blocco dello scrittore".
Avete presente quando vorreste scrivere ma non avete neanche un argomento da sviluppare? E siete così tristi, che ogni volta tornate per scrivere, riaprite quel foglio, quella pagina, provate a scrivere qualche parola ma non esce nulla e cancellate?
Ecco, io ero così.
Forse lo sono ancora. In maniera parziale. Parziale perchè sto scrivendo, quindi non sembra io abbia il blocco, ma ce l'ho, perchè non sto scrivendo niente di sensato, non parlo di niente, se non di stronzate.

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Mi è mancato tanto scrivere. Ti libera tantissimo, ti senti leggero, come uno di quegli aquiloni che volano nel cielo, tra le nuvole, e sembra non fregargliene della gente che sta sotto e li osserva.
Ho deciso di riprendere il blog perchè sono entrata sul mio profilo Ask e ho trovato tantissime domande alle quali non avevo ancora risposto. E allora ho pensato che sarebbe stato bello, per me, ricominciare qui.
Boh non so nemmeno di che parlare. Non sto proprio bene in questo periodo. Sono piena di acciacchi e dolori vari. Sono spesso giù di morale. E non ho un motivo vero e proprio.

Accanto a me ci sono delle persone che mi vogliono bene, e altre che mi odiano, delle quali me ne frego, perchè proprio non mi importa di far sembrare grandi le persone che da me non si meritano niente.
Mi spiace più che altro il fatto che F. sia tanto cambiato da prima. E lo stesso per un'altra persona, con la quale non mi parlo più.

Il colmo di ogni litigio è che io sono arrabbiata con una persona, e questa persona se la prende poi con me perchè io me la sono presa con lui; quindi passo io dalla parte del torto, perchè non mi sarei dovuta arrabbiare, e mi tocca pure chiedere scusa per una cosa di cui non ho assolutamente colpa.

Boh, io certa gente davvero non la capisco.

Turunen.

giovedì 24 gennaio 2013

Gioventù e lavoro.

Da qualche anno a questa parte il termine "lavoro" non ha più lo stesso significato che poteva avere ai tempi dei nostri nonni. Precarietà lavorativa giovanile e non, diplomati e laureati che si accontentano della mediocrità, donne confuse ed indecise: sono queste le parole chiave del problema del lavoro in Italia, che si aggrava sempre più col passare del tempo.
Secondo alcuni dati, il tasso di occupazione giovanile è inferiore di dieci punti rispetto alla media Europea, e l'età media in cui si acquisisce un posto di lavoro stabile è 38 anni (FONTE ISFOL).
L'assenza del lavoro e la sua instabilità è, al giorno d'oggi, una delle più grandi preoccupazioni dei più giovani.
Secondo delle ricerche effettuate dall'Istituto IARD, le nuove generazioni si sono dovute, o si dovranno confrontare con nuovi contratti che favoriscono la precarietà del lavoro che, al giorno d'oggi, conta circa il 20% della popolazione, e ciò è grave, ma purtroppo inevitabile, perchè ogni giovane, al suo ingresso nel mondo del lavoro, è portato ad avere un'occupazione instabile, e talvolta priva di un'assicurazione o della retribuzione meritata.
Un altro aspetto riguardante la disoccupazione o occupazione precaria in Italia è quello delle donne, elementi che, subito dopo i giovani, risentono maggiormente questa crisi. In particolare le donne del Sud, che talvolta vedono mutare il loro problema occupazionale in disoccupazione cronica, in cui sprofondano fino a smettere di cercare un lavoro.
D'altra parte, ci sono delle donne che considerano il posto di lavoro fisso, quello che dura tutta la vita, una vera e propria condanna. Questo perchè hanno una famiglia a cui devono dedicare del tempo, una casa, dei bambini, oltre poi agli amici, agli hobby e ai vari svaghi, per uscire dalla realtà quotidiana e confrontarsi, per esprimere le proprie opinioni e sperare insieme in un futuro migliore, in una politica più onesta e così via.
Meno ore di lavoro significano meno spese sociali, meno trasporti, e soprattutto meno malattie riguardanti stress e logoramento. Oltretutto, questo cambiamento può essere sostenuto da una riduzione delle tasse, come già succede in Olanda.
Infine, ma non per la loro importanza, ci sono i diplomati, gli universitari e i laureati.
Negli ultimi anni, le università italiane denunciano un calo di iscrizioni, che porta a delle preoccupazioni riguardanti la capacità, o meglio incapacità, dei nostri paesi a formare un numero sufficiente di lavoratori attrezzati per il futuro. Secondo alcuni economisti, l'attuale tasso di disoccupazione di neolaureati, nel  tempo, andrà aumentando, ma questo non è un problema solo italiano.
Qualche anno fa l'economista Paul Krugman sosteneva che, nell'arco di qualche anno, le varie industrie avrebbero ridotto drasticamente la domanda di lavoro altamente qualificato: questo "fenomeno" è favorito anche dall'automazione di ogni singolo incarico, che sia esso solamente esecutivo o che richieda delle ottime conoscenze.
Un altro aspetto grave è che le società al di fuori dell'Italia si impegnano per trovare delle giovani menti nei Paesi emergenti, e ne trovano tante, ad un costo contenuto; il loro intento è quello di creare una classe media che possa bilanciare il calo dei consumi in Occidente. Ma questo sistema, invece di alleggerire questa crisi, potrebbe aggravarla, rischiando di far investire ai nostri giovani sempre meno soldi e tempo nell'istruzione: ciò sarebbe un grave errore, dato che chi studia ha sempre una possibilità in più.
Infatti, se andiamo a confrontare i guadagni di un laureato e di un diplomato, la differenza, seppur minima, c'è. Tuttavia, i laureati che subito hanno trovato lavoro sono davvero pochi e sono sempre in calo.
Molte famiglie cercano di influenzare i propri figli nella scelta dell'università, indirizzandoli verso la facoltà che, secondo il loro pensiero, potrebbe offrire più possibilità lavorative.
Io credo invece che ogni facoltà, se fatta con il giusto impegno, dia delle opportunità di lavoro. Ogni ragazzo deve avere la possibilità di scegliere il proprio futuro: scegliere di fare una facoltà piuttosto che un'altra, o di andare al nord piuttosto che al sud. Ma qualunque cosa egli scelga, dev'essere una cosa pensata da sè, senza l'influenza di terzi. Un ragazzo costretto a studiare in una facoltà che non è di suo gradimento finirà fuori corso, e impiegherà il doppio del tempo a laurearsi, proprio perchè non è soddisfatto della scelta presa, perchè quello non era ciò che egli sognava.
Ed è lo stesso per coloro che decidono di lavorare: ci sono molti ragazzi qualificati e con delle ottime competenze che però non vengono assunti e rimangono a guardare chi, al posto loro, ha un lavoro, senza nemmeno aver finito gli studi; gli immigrati, talvolta, sono i favoriti, perchè non pretendono una paga esagerata e tante volte lavorano in nero.
Certo, anche loro hanno bisogno di lavoro, e spesso svolgono delle mansioni che gli italiani rifiutano.
Ma credo sia comunque ingiusta, questa situazione italiana di precarietà, perchè la nostra, com'è scritto sulla Costituzione, è una repubblica fondata sul lavoro ma, di lavoro, noi Italiani, ne vediamo e ne vedremo ben poco.


Turunen.

domenica 6 gennaio 2013

Diamonds.

"Dai, facciamoci prima un giro in macchina; poi raggiungiamo gli altri in pizzeria." "Okey, ci sto."

Un colpo d'acceleratore e la macchina parte, non sento i buchi della strada, la guida è leggera, è come se stessimo volando e non toccassimo il suolo.
Lui accosta, vuole scegliere una bella playlist dal suo IPod grigio, una playlist non troppo violenta, non troppo cruda, dura; ne vuole una con canzoni dolci, romantiche.
Eccola lì, l'ha trovata: PLAY e ripartiamo.
Non so dove mi sta portando ma poco importa. Continuo a non sentire la strada, è magnifico.
La canzone inizia, sono i Gemelli Diversi che cantano Vivi per un Miracolo; credo sia uno dei loro pezzi più conosciuti.

(Che poi ho scoperto da poco il gioco di parole: Gemelli Diversi - Gemelli Di Versi. Cioè, è fantastico!)

"Ce l'hai un attimo per me? Perchè c'è troppo bisogno di aiuto, di aiuto, di aiuto... Soltanto un attimo per me... Ti prego dimmi mentre il mondo piange Dio dov'è?" La canta per un po', poi si stanca, e mette SKIP.
Inizia l'altra canzone, è malinconica, è Mary. Io odio quella canzone, è davvero triste, ma almeno non è stupida, almeno parla di problemi reali, attuali, e non di gente che fuma un po' e gioca a Pes.

Stessa storia, la canta un po', poi cambia canzone.
Inizia la canzone, sento quelle tre note consecutive, e ho paura.
Oddio, ho davvero paura, la riconosco, e non voglio piangere. Quelle note iniziali le riconoscerei in mezzo al casino più caotico che esista; sono ormai nella mia testa da un bel po' di tempo, grazie a Lui, che me l'ha dedicata.
Un sorriso finto, forzato, nervoso, cerca di nascondere la tensione che provo in quegli istanti che precedono la strofa che mi fa commuovere.
Questa canzone è il racconto di me, della mia storia, ed è come se, all'epoca, i Gemelli Diversi, avessero previsto la mia futura vita. Quella Chiara della canzone SONO IO, e ogni volta che la sento mi fa provare emozioni che neanche posso spiegare.
Arriva la fatidica strofa; e piango, piango, e piango ancora, e poi tremo, e vorrei smetterla, quindi asciugo le lacrime, ma appena cerco di fare un sorriso, eccole di nuovo che mi rigano il viso; come se i miei occhi, due diamanti, come dice la canzone, volessero imitare una fontana, e anzi, fare meglio il suo lavoro; perciò piango, piango e mi sfogo, e lui è lì, che tra una marcia, una curva e l'altra, canta e mi guarda, guarda la mia reazione, guarda i miei zigomi e la mia fronte rossa dal pianto, e mi sorride, e guarda le mie mani che cercano di nascondere quei due diamanti che brillano nella parte alta del mio viso, brillano per le lacrime che sembrano diventare un oceano, tutto questo nei miei occhi; guarda, continua a guardarmi, le mie mani tremano, come il resto del mio corpo, sento freddo e vorrei solamente spegnere quell'IPod, prenderlo in mano e buttarlo fuori dal finestrino, perchè questa canzone mi fa male, mi fa riflettere veramente, mi fa pensare a quello che sono, e a come gli altri mi vedono; ma non posso, non posso perchè sono rigida, e le mani, invece di spegnere l'IPod, tengono in mano il fazzoletto che cerca di asciugare le perle incolore che cadono dai miei occhi, che cercano di cessare per far apparire un sorriso.
Ed eccolo lì, in mezzo a quelle lacrime, che spunta un mini-sorriso. Mini perchè è davvero piccolo, davvero impercettibile. Ma lui l'ha visto, lui l'ha capito; accosta, mi abbraccia e canta.
"Tu guarda Chiara e impara un po', da quella timidezza che nascondere non si può. Ascolta Chiara e lei ti dirà che vuole crescere! Per Chiara è importante parlare alla gente, e ama farla ridere, a Chiara piace vivere..."

La canzone finisce, e finiscono anche le mie lacrime. Asciugo bene, e con cura controllo che il mio eyeliner e il mio mascara non abbiano sbavato: non voglio arrivare in pizzeria in condizioni pessime.
Accende la macchina e ripartiamo, ma questa volta cambia playlist, mette Zakk Wylde e la sua cover di Stairway To Heaven, che io preferisco di gran lunga all'originale.
La canzone dura per tutto il tragitto fino alla pizzeria. Scendiamo dalla macchina e vediamo i nostri amici.
Li raggiungiamo per entrare tutti insieme e lui, nel mentre, mi abbraccia, tenendo la sua mano sul mio fianco destro.
Ci sediamo l'uno di fronte all'altro, e aspettiamo il nostro cibo. Mangiamo, ridiamo, beviamo. Andiamo via.
Lui mi aveva promesso, poco prima, che avremmo camminato per il corso, seppur deserto, io e lui. Perciò eccoci qui, mano nella mano, lui che sbuffa un po' per la non-voglia di camminare, io col sorrisone di un bambino che si è appena gustato il suo gelato preferito.
Parliamo, e nel mentre lui mi abbraccia, facendo in modo che la mia mano vada ad abbracciare i suoi fianchi, mentre la sua sta sulle mie spalle. Un po' come le coppiette anziane, che vanno a mangiarsi qualcosa una sera d'estate, e si amano da tanti anni, e si abbracciano in questo modo, sembrano quasi inseparabili, dopo tutti questi anni insieme, dopo tutto quello che hanno affrontato, tutti i problemi, tutte le malattie, tutte le persone che non credevano in loro.

Siamo un po' come una coppietta anziana, noi due. Nonostante tutte le malattie, tutti i problemi, tutti coloro che non credono e non hanno mai creduto in noi, noi resistiamo, e continueremo a farlo; perchè il nostro amore è forte, e ci lega ogni giorno di più; il nostro amore resiste a tutto e tutti. Siamo indistruttibili. Inseparabili. E'come ossigeno per me, non posso vivere senza.

Come una coppietta anziana continuamo a stare abbracciati in quel modo, vorrei non ci staccassimo mai, vorrei stare così per sempre, vorrei non dovergli mai dire addio, vorrei non dover mai smettere di averlo vicino.


"Sai, è stata davvero una serata perfetta, quella di oggi. Vorrei fosse sempre così."
Lo so amore, lo so. E lo sarà, sempre così perfetto, se solo riusciremo a superare tutti gli ostacoli. Ci ameremo e staremo insieme, felici, come lo siamo adesso. Lo saremo per sempre, se solo tu vorrai.

Vorrai. Vorrei.


Turunen.




NB: La canzone a cui mi riferisco si chiama A Chiara Piace Vivere, dei Gemelli Diversi. (Testo)